nutrire l’anima

La bellezza salverà il mondo disse il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij. Ecco per chi come me ama la botanica, le piante e i giardini il film “Da Monet a Matisse. L’arte di dipingere il giardino moderno” è stato affascinante.

poster film

Qualche settimana fa sono andata assieme a mia mamma a vedere questo film documentario sulla mostra spettacolare alla Royal Academy of Arts di Londra. Pur essendo tutte e due molto stanche siamo rimaste rapite dalla bellezza delle immagini e dei racconti.

dettaglio da un quadro di Claude Monet

dettaglio da un quadro di Claude Monet

Pittori con la passione del giardinaggio o viceversa giardinieri con la passione della pittura. In tutte e due i casi si tratta di arte, un’arte per combattere in alcuni casi contro la bruttura della guerra.

Claude Monet nel suo studio

Claude Monet nel suo studio

Amo i film che mi stimolano a saperne di più . Così ho cercato e ho trovato questi filmati dell’Academy of Art di Londra utilizzati come promozione per la mostra stessa.

Sono più d’uno, ma tutti di breve durata e vi consiglio di lasciarvi ammaliare da tale bellezza.
Sono convinta che se fossi andata alla mostra sarei rimasta ore e ore ad ammirare il Trittico  Agapanthus realizzato tra il 1916 e 1919. Le varie parti sono state vendute separatamente alla morte di Claude Monet nel 1926 e portate in diversi musei americani (Nelson-Atkins of Art di Kansas City, Cleveland Museum of Art di Cleveland e Louis Art Santo di St. Louis), qui riunite in via eccezionale.

Trittico Agapanthus riunito

Trittico Agapanthus riunito

il Trittico come si presentava durante la mostra

il Trittico come si presentava durante la mostra

Nel fim non appare solo Monet, ma anche tantissimi altri pittori, tutti da scoprire. Se vi capita una replica di questo filmato non esitate e andate a vederlo.

Per omaggiare tutti i pittori e giardinieri del mondo qui una piccola composizione di mele-roselline. L’idea e la ricetta le ho prese qui dal sito Nouveau Raw di Annie Sue che ringrazio tantissimo per la sua bellissima arte.

torta di rose

Servono alcune mele rosse. Vanno tagliate con una mandolina e messe per qualche ora nell’essicatore in maniera che si ammorbidiscano. Poi ponendo le varie fette sfasate una sopra l’altra si tagliano a metà e si arrotolano.

procedimento mele

A questo punto basta sistemarle nelle forme dei minimuffin e di nuovo nell’essiccatore per diverse ore.

roselline

Buon appetito!

 

Knäckebrot: una ricetta e nuovi amici

Ieri ho passato una splendida giornata con dei vicini che fino all’altro giorno non conoscevo. A Natale mi sono fatta dare da mia sorella la ricetta del Knäckebrot (tradotto significa pane croccante), che aveva copiato tempo addietro da un portale tedesco di ricette. Una volta tornata a casa ho provato a farli e mi sono accorta della semplicità di questa ricetta. Ne parlo con la mia amica Carla e ci mettiamo d’accordo per rifarli assieme. Poi ho pensato che avrei potuto estendere l’invito a un gruppo di vicini e così ho fatto. Scelto il giorno e l’ora per me più comoda (giorno feriale in tarda mattinata) non mi aspettavo chissà quale interesse e invece… Certo molti erano dispiaciuti di non poter partecipare, ma in ogni caso 5 persone hanno aderito. Di queste poi due hanno avuto degli imprevisti e perciò alla fine eravamo in quattro. Avrei potuto passare la ricetta così come la scrivo ora per voi, ma mi sembrava una buona occasione per fare quattro chiacchiere e conoscere qualche nuovo vicino. E così assieme alla mia amica Carla abbiamo conosciuto due splendide persone che abitano vicino a noi con le quali abbiamo amabilmente passato diverse ore assieme, perché oltre a preparare questi cracker in quattro e quattr’otto abbiamo preparato qualche salsina da poterli accompagnare per pranzo (sorry eravamo talmente prese dal cibo che non ho fatto neanche mezza foto, queste riguardano le prove).
Qui di seguito la ricetta base alla quale inizialmente ci siamo quasi attenuti in toto e poi abbiamo fatto diverse varianti. Ora la ricetta è assai semplice a prova di incapaci in cucina, perciò tranquilli riuscirete anche voi.

Ingredienti:
120 g farina di farro integrale
120 g fiocchi d’avena
100 g semi di girasole
50 g semi di sesamo
50 g semi di lino (noi abbiamo messo 20 g e gli altri 30 g compensati con semi di zucca)
500 ml acqua
2 C olio
Pizzico di sale

Procedimento:
Mescolate tutti gli ingredienti in una terrina e lasciate che la farina assorba tutta l’acqua, nel caso aggiungete farina e/o fiocchi.

impasto per Knäckebrot

impasto del Knäckebrot

Poi spalmate uno strato molto fine sulla teglia rivestita di carta forno.

impasto spalmato su teglia

qui lo strato è un po’ troppo alto

Infornate a 180° C ventilato per 15 minuti. Tagliate in quadretti e rimettete in forno per altri 15-20 minuti (la ricetta dice a dir la verità altri 45 minuti, ma se fate degli strati fini basta molto meno).

cracker tagliati in quadratini

cracker tagliati in quadratini

A questa ricetta base abbiamo aggiunto nell’impasto diverse spezie tra levistico, timo, paprica affumicata… Si potrebbe pensare di spolverare l’impasto con le spezie (rosmarino, salvia, ecc.) che ci piacciono di più prima di infornarlo.
Ci siamo accorte che conviene fare uno strato molto fine per rendere i cracker veramente croccanti in caso contrario rimangono un po’ più morbidi.

 

 Con queste misure vengono fuori 3 teglie.
Poi ci è venuta la brillante idea di fare delle versioni dolci. Nell’impasto (ne abbiamo fatto un altro con quelle misure) abbiamo aggiunto dello zucchero ca. 70 g e poi prima di infornare le teglie abbiamo spolverato su una della cannella, su un’altra cacao, ma la mia preferita è stata quella con la scorza di mandarino essiccata. Non esagerate aggiungetela nella quantità di come spargereste del sale sopra un impasto, perché troppa rischia di rendere il cracker amaro.

Scorza di mandarino essiccata

scorza essiccata di mandarino

farina di scorza di mandarino

impasto del Knäckebrot

Questa versione dolce potrebbe starci bene assieme a del gelato o della macedonia.

Grazie ancora a Gabriella, Elisabetta e a Carla è stato un piacere avervi ospiti a casa mia.

Qualche formaggio semplice, semplice

Natale è passato, san Silvestro anche, il nuovo anno è iniziato e l’Epifania si è conclusa. Dall’ultimo post ho ricevuto ancora tantissimi doni e continuo a riceverne giorno dopo giorno. I propositi per il nuovo anno sono tanti, alcuni riciclati dall’anno passato e altri nuovi di zecca. Ma… forse la cosa più intelligente che possa fare è avere anche dei propositi mensili in maniera da non perderli di vista e riuscire a mantenerli, realizzarli e/o concretizzarli. Intanto continuo ogni sera a segnarmi e a essere grata dei doni ricevuti in giornata. Ormai è diventata una piacevole abitudine e mi piace addormentarmi con la sensazione di gratitudine.

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Uno dei propositi di questo mese è di cucinare dei piatti nuovi partendo da delle ricette che mi attirano. Ho già adocchiato alcune pietanze niente male, ma finché non le faccio non rivelo nulla.

L’altro giorno per soddisfare il mio desiderio di riprendere a sperimentare con i formaggi iniziando proprio dalle basi ho prodotto questi due formaggi semplici, semplici. Il primo si tratta di uno yogurt di soia al quale ho aggiunto sale, limone e fieno greco (che dà quel sapore formaggioso). Questo l’ho lasciato scolare per ca. 24 ore in una fuscella e dopo averla tolta da lì ho aggiunto dei petali di calendula, che danno anche un bel colore.

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Il secondo formaggio si tratta di aver frullato mandorle ammollate assieme a del limone, sale e paprica affumicata. Dato che in genere pecco nella presentazione, qui ho utilizzato uno stampino per i mooncake e il risultato sia estetico sia del gusto mi è piaciuto.

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M… come

4. Dicembre

Oggi nulla di eccezionale, ma i doni arrivano anche in giornate così. Come ho specificato forse in qualche commento per questo calendario dell’avvento mi lascio sorprendere a mia volta e non programmo nulla. Così verso sera faccio mente locale della giornata e tengo nota delle cose piacevoli che mi sono successe.

Oggi avevo bisogno di una giornata tranquilla. Ho ritrovato fra dei libri delle cartoline con sopra l’alfabeto e ho scelto quella con la mia iniziale:

M… come malva

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Questa immagine l’ha disegnata Cicely Mary Barker, un’illustratrice britannica del secolo scorso (1895-1973).

Cicely Mary Barker

Cicely Mary Barker

Mi sono persa nelle sue illustrazioni e curiosa di sapere qualcosa di più della sua vita. Ma son tornata alla malva. Peccato che non sia il periodo adatto per raccoglierla, anche se l’altro giorno ho raccolto in un’aiuola milanese una foglia di malva. Non posso però sperare di trovare dei fiorellini.

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Queste foglie ovviamente non le ho mangiate, ma solo utilizzate per il mio erbario. Vi lascio con la poesia dedicata a questa pianta

The Song of The Mallow Fairy

I am Mallow; here sit I
Watching all the passers-by.
Though my leaves are torn and tattered,
Dust-besprinkled, mud-bespattered,
See, my seeds are fairy cheeses,
Freshest, finest, fairy cheeses!
These are what and elf will munch
For his supper or his lunch.
Fairy housewives, going down
To their busy market-town,
Hear me wheedling: “Lady, please,
Pretty lady, buy a cheese!”
And I never find it matters
That I’m nicknamed Rags-and-Tatters,
For they buy my fairy cheeses,

Freshest, finest, fairy cheeses!

E per rimanere in tema mi sono fatta una bella tisana e l’ho sorseggiata guardando questo video

Una coccola tranquilla, trovare illustrazioni piacevoli, trovare che hanno a che fare con la mia passione per la botanica, per una giornata tranquilla.

Buon riposo ognuno con il proprio dono ricevuto!

 

le richieste dell’ultimo momento

3. Dicembre

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Settimana scorsa sono stata chiamata da un’associazione culturale per occuparmi di sottotitoli a un documentario traducendo il parlato dal tedesco all’italiano. Anche se non è il mio campo ero felice di poter dare una mano. Così accettai ancor prima di rendermi conto che il documentario era sul genocidio del Ruanda, insomma un tema non proprio leggero. La traduzione non è risultata facilissima per vari aspetti
1. non avevo un testo scritto, perciò dovevo ascoltare il filmato più volte
2. avrei dovuto tradurre dal tedesco all’italiano, ma molti pezzi erano originalmente in francese con sottotitoli in tedesco che non sempre erano appropriati
Fatto il lavoro, spedisco tutto e penso di aver finito qui! Poi un giorno ricevo un sms chiedendomi come me la cavavo con il francese e se avessi avuto qualche ora libera. Mi sono ritrovata così in teatro a inserire i sottotitoli durante il filmato proiettato in sala al pubblico. Per fortuna non mi sono resa conto della difficoltà o meglio mi son detta, che l’ansia da prestazione mi avrebbe solo disturbato e perciò era meglio non farmela venire per niente.
Tutto è andato a meraviglia e mi sono appassionata a questo documentario che in pratica parla del backstage di uno spettacolo:
Hate Radio (Svizzera/Germania 2011) racconta la storia della RTLM/Radio-Télévision Libre des Mille Collines, stazione radio ruandese che ha giocato un ruolo cruciale nel genocidio del Rwanda della minoranza Tutsi nel 1994.
Il 6 aprile 1994, l’aeroplano del Presidente ruandese Habyaruman fu colpito da due missili in fase di decollo. Questo evento segnò l’inizio del più brutale genocidio dalla fine della Guerra Fredda. Nei mesi di aprile, maggio e giugno del 1994 in Rwanda la stima dei morti della minoranza Tutsi ammontò da 800,000 a 1,000,000 e migliaia furono i morti tra i moderati dell’etnia Hutu.
L’arma più potente utilizzata durante il genocidio fu la “Radio-Télévision Libre des Mille Col-lines” (RTLM). Gli operatori della stazione radio, con inspiegabile cinismo, coltivarono e prepararono il genocidio per mesi, integrando nella propria programmazione: musica, sport, comunicati politici e autentiche istigazioni all’omicidio.
Come funziona il processo di affermazione dell’ideologia razzista? Come è possibile epurare l’individuo della sua umanità?
L’opera del regista Milo Rau si avvale di documenti e testimonianze dirette di membri dell’etnia Hutu e di superstiti del genocidio stesso, per dare una risposta a questi interrogativi, lasciando che le persone facciano esperienza diretta di quanto accaduto nella storia del Rwanda.

Trovo Milo Rau un regista molto interessante e se sapete il tedesco o il francese vi consiglio di vedere il filmato.
Un plauso va a ZonaK, un’associazione che promuove, progetta e produce cultura spesso con spettacoli ed eventi fuori dal comune. Grazie a loro per la fiducia che hanno posto in me.
Ieri nel tardo pomeriggio ho ricevuto un’altra chiamata, questa volta da un direttore d’orchestra e di coro per chiedermi aiuto per un concerto che avrà luogo stasera. Anche qui ringrazio per la fiducia. Ma cosa c’entra tutto questo con il calendario dell’avvento?
E sì il dono di oggi è scoprire che lì fuori nel mondo, ci sono persone che ti stimano, che hanno talmente fiducia in te oppure si tratta di incoscienza o sono veramente con l’acqua alla gola (😜)da chiamarti nei momenti di sos. Fa bene all’autostima e son felice di essere stata d’aiuto. Anche in questa occasione non posso preoccuparmi più di tanto, non ho il tempo necessario da dedicare all’ansia. Meglio non invitarla neanche. Le prometto di dedicarle un pomeriggio intero dove chiacchierare assieme a lei con tè e pasticcini.
Ora scappo che non è carino arrivare tardi al concerto!

l’infinito nelle sorprese

2. Dicembre

Amo il mio lavoro, mi piace sperimentare, mi piace insegnare, mi piace stimolare reazioni. Alcune di queste sono oggettive, nel senso che valgono per tutti altre invece sono decisamente soggettive. Tutte le percezioni, nessuna esclusa sono veritiere e servono per ascoltarsi sempre di più. Solo l’auto-ascolto può portare a un apprendimento. Tutto questo me lo permettono i miei allievi. Al momento mi piace sperimentare con la forma dell’ 8 o infinito, dipende se lo guardiamo in verticale o in orizzontale.

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Questo percorso fa percepire il suono in maniera differente, scopri la sua velocità, scopri canali e percorsi nuovi e lo adatti al luogo dove il suono è disposto a lavorare.

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Anche solo guardando la forma cambia la nostra percezione e di conseguenza il suono si adatta e sceglie come vibrare con meno fatica (mica stupido il suono è pigro almeno quanto me e desidera fare poco sforzo per ottenere il massimo).

clessidra
Al momento sto adattando il movimento alla libertà della nostra laringe. Quest’organo infatti si trova tra la testa e la cassa toracica appesa come fosse un’altalena.

foto presa dal web

foto presa dal web

Se ce lo permettessimo la forza di gravità giocherebbe a nostro favore, ma spesso noi pensiamo di essere più intelligenti del nostro corpo e pensiamo di sapere cosa debba fare utilizzando forza e muscoli inappropriatamente. Che grande spreco di energia, oltre al fatto che acusticamente e qualitativamente il suono non potrà crescere, ma tant’è!
Oggi sono fiera dei risultati dei miei allievi, fiera di come si mettono in gioco, fiera degli effetti che ottengono e fiera di far parte di questo cambiamento.
La sorpresa di oggi è stata che gli allievi di oggi indipendentemente uno dall’altro a un certo punto abbiano fatto la seguente constatazione: “Ma il suono esce da solo, come se io non c’entrassi, come se fosse un’entità a sé stante, indipendente da me.” Eureka! Queste son soddisfazioni. 🎉🎉🎉

un primo piccolo dono

Buon 1. Dicembre

La giornata volge quasi al termine, ma vorrei condividere con voi il mio calendario d’avvento tutto personale: una gioia ogni giorno!
Alla ricerca di Vivian Maier

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Era da parecchio che tenevo d’occhio questa mostra e oggi mi son concessa il tempo necessario per andarla a vedere. Mi piacciono le foto fatte bene, ancora di più se sono in bianco e nero che per me hanno un fascino inverosimile. Tanto sono affascinata da questo mondo e tanto sono pessima in quest’arte. Ma penso sempre che ognuno ha le sue qualità e anche se la fotografia non è proprio il mio forte, ammiro tantissimo chi sa usare la macchina fotografica.
Attenti al soggetto, alla luce, all’inquadratura, alle proporzioni, ai tempi di esposizione… un mondo!

Undated, New York, NY

Undated, New York, NY

Vivian Maier non faceva la fotografa di professione, anzi era una bambinaia, ma quando poteva sia che fossero i suoi momenti liberi o in compagnia dei bimbi da accudire amava scattare foto in mezzo alla gente. A quanto sembra la maggior parte non le ha mai neanche fatte stampare, forse perché sarebbe stato troppo caro. O forse le piaceva l’atto di fotografare, di immortalare attimi di vita vissuta, cogliere le emozioni delle persone, andare in quartieri differenti, insomma una specie di ricerca, una ricerca continua.

Armenian woman fighting, September, 1956, Lower East Side, NY

Armenian woman fighting, September, 1956, Lower East Side, NY

Ma chissà cosa ricercasse e se di volta in volta era soddisfatta del risultato ottenuto. Molti sono autoscatti, uno diverso dall’altro e se no ritratti, ritratti di persone che incontrava lungo il suo cammino.

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Vivian Maier non ha mai pensato di condividere questa sua passione con qualcuno e guardando i 130 scatti selezionati per questa mostra si ha la sensazione di leggere un po’ i suoi diari.

October 31, 1954. New York, NY

October 31, 1954. New York, NY

Chissà se le avrebbe fatto piacere sapere che un giorno tantissime persone avrebbero ammirato le sue foto.
Domani se riesco andrò a vedere il documentario per apprendere cosa i due registi sono riusciti a scoprire sulla vita di questa donna misteriosa.

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Una storia sicuramente affascinante!

Buona serata a tutti!

Inno alla bellezza

Un pomeriggio passato con la cugina preferita, un museo messo a nuovo e la storia di una facciata. Tutto questo a Firenze in visita al museo del Duomo del quale si potrebbe scrivere pagine e pagine per tutte le opere che contiene. Sono convinta che la bellezza possa portare gioia e pace nel mondo per contrastare la rabbia di tante persone. Certo in una città come Firenze sei circondato da bellezze ed è più facile, ma il bello è dappertutto anche lì dove meno te lo aspetti. Per tornare al museo… merita eccome!
Oggi vorrei porre l’attenzione alla facciata trecentesca di santa Maria del Fiore realizzata da Arnolfo di Cambio (ca.1232 – ca.1310) a partire dal 1296, mai finita e distrutta nel 1587.

Ritratto nella Vita di Arnolfo del Vasari

Ritratto nella Vita di Arnolfo del Vasari

Per fortuna sono stati fatti schizzi e dipinti di come era, così che oggi possiamo di nuovo ammirarla.

Santa Maria del Fiore, Firenze, codex Rustici 1447

Santa Maria del Fiore, Firenze, codex Rustici 1447

 

Bernardino Poccetti

Bernardino Poccetti

 

Bernardino Poccetti

Bernardino Poccetti

Una sala è stata dedicata completamente a essa in grandezza naturale. Modellino in una stanzetta,

modellino della facciata trecentesca

modellino della facciata trecentesca

ma poi entri in questo salone e rimani con il fiato sospeso dalla magnificenza.

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Ti trovi davanti a questa facciata con davanti in basso altre statue e dopo un po’ capisci che le statue più in alto sono solo dei calchi, ma poi li trovi giù in maniera da poterle ammirare meglio. Non essendo però messe proprio esattamente sotto al proprio calco inizia un gioco tipo memory cercando nella sala la statua corrispondente al calco. Ci siamo sentite due investigatrici. Facendo questo gioco ci siamo accorte che ci rimanevano fuori due statue e dopo un po’ di smarrimento abbiamo chiesto a una delle addette alla sala e ci ha spiegato che per motivi di spazio hanno tolto alla facciata 2 metri a destra e 2 metri a sinistra. Io non ho potuto fare a meno di fotografare gli angeli musicanti.

Piero di Giovanni Tedesco - Angelo con liuto - (1387)

Piero di Giovanni Tedesco – Angelo con liuto – (1387)


Piero di Giovanni Tedesco - Angelo con organo portativo - (1387)

Piero di Giovanni Tedesco – Angelo con organo portativo – (1387)

 

Luca di Giovanni da Siena - Angelo con ribeca - (1388)

Luca di Giovanni da Siena – Angelo con ribeca – (1388)

 

Luca di Giovanna da Siena - Angelo con cornamusa - (1385-1386)

Luca di Giovanna da Siena – Angelo con cornamusa – (1385-1386)

 

Jacopo di Piero Guidi - Angelo con viella - (1385-1388)

Jacopo di Piero Guidi – Angelo con viella – (1385-1388)

 

Jacopo di Piero Guidi - Angelo con cembali - (1383)

Jacopo di Piero Guidi – Angelo con cembali – (1383)

E come si fa a non nominare la Madonna dagli occhi di vetro di Arnolfo di Cambio.

Madonna dagli occhi di vetro - Arnolfo di Cambio

Madonna dagli occhi di vetro – Arnolfo di Cambio

 

Insomma una statua più bella dell’altra e poi di fronte alla facciata ci sono le porte del battistero, magnifiche anche loro. Abbiamo scoperto che lo spazio tra il battistero e la cattedrale veniva nominato il paradiso. Che dire… era bello anche solo stare lì e respirare, respirare storia, respirare bellezza. Già solo questa sala dà una forte emozione, non puoi che esserne entusiasta. Vi consiglio proprio una visita.

palcoscenico a cielo aperto

Ecco inizia l’imbrunire e basta alzare gli occhi al cielo e lo spettacolo inizia.

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Gruppi di danzatori si riuniscono in cielo e creano forme fluide che come magia cambiano, si trasformano.

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Uno spettacolo ipnotizzante.

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Un esempio di coesione, di gruppo efficiente che propaga l’informazione sui cambiamenti di direzione a tutti i membri in tempi rapidissimi.

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Non c’è un solo capo, ogni singolo è importante e può prendere l’iniziativa.

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Così in tempi rapidi passa da conduttore a semplice ‘follower’.

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Ha come riferimento colui che gli sta più vicino allineandosi alla direzione che assume.

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Un fluire,

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un sincronismo invidiabile


e un’improvvisazione spettacolare sempre perfetta, diversa e unica.

la schiacciata d’uva

Francesca di la tana del riccio per festeggiare il quarto compleanno del suo blog ha indetto un contest bellissimo: la buona colazione!
A casa la faccio o presto al mattino o in fretta e furia mentre sto uscendo. Ovviamente preferisco la prima versione e ancor più quando mi prendo il tempo necessario per farla diventare una vera coccola per iniziare con gratitudine la giornata.
Inizialmente ho pensato di non partecipare anche perché la mia colazione è composta da frutta, frutta e ancora frutta.

limone, uva, mele
L’unica caratteristica particolare è che mi piace farla
• con calmaimage
• con la tavola apparecchiata,

un servizio che piace, anche misto

un servizio che piaccia, anche misto

un tovagliolo, in questo caso di stoffa

un tovagliolo, in questo caso di stoffa

dei fiorellini per abbellire la tavola

dei fiorellini per abbellire la tavola

e una candela che crea atmosfera

e una candela che crea atmosfera

• della musica in genere classica come sottofondo


• una tisana fumante
• e se ho tempo anche un buon libro da leggere.

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Altra priorità come dicevo all’inizio è farla al mattino presto, all’alba,così che quando finisco il tutto ho tutta, ma proprio tutta la giornata a mia disposizione sia essa dedicata al lavoro o allo svago. Certo il top sarebbe, ma in questo caso debbo inizialmente fare un po’ di opera di convincimento, alzarmi non presto, prestissimo bere una bevanda a base di limone e zenzero, uscire e fare una bella passeggiata e al rientro godermi la colazione vera e propria.
Detto questo, non avrei avuto una ricetta particolare da condividere e perciò in cuor mio avevo declinato questo invito.
Poi però qualche giorno fa mia mamma mi ha fatto una sorpresona:

la schiacciata con l’uva!

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Cosa può migliorare una buona colazione? Beh, una colazione preparata dalla mamma.
Sappiate che non amo particolarmente l’uva per via dei semini che mi danno molto fastidio. La schiacciata con l’uva in genere si trova con gli acini d’uva interi e proprio per questo motivo non l’apprezzo. Eh, mi dispiace ma i semini mi danno proprio fastidio. Ma udite, udite: mia mamma intanto ha utilizzato dell’uva moscato rosso e poi ha fatto un lavoro certosino togliendo a tutti gli acini i vari semini.
Ora la ricetta è semplice, semplice perché si tratta di pasta lievitata, uva (in questo caso senza semini) e un po’ di zucchero. E per non farmi mancare nulla, mia mamma l’ha fatta a doppio strato!

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Poi ognuno, proprio per l’utilizzo della pasta lievitata potrà sbizzarrirsi e utilizzare la propria ricetta sia che contempli il lievito di birra per una breve o lunga lievitazione (cambiando le dosi del lievito di birra ovviamente) oppure la pasta madre. A ognuno la sua.
Giusto qualche indizio in più nella pasta lievitata va aggiunto un po’ d’olio e sale, perché di schiacciata (focaccia) si tratta.
Fate un primo strato di pasta lievitata poi aggiungete l’uva, mettete un’altro strato di pasta lievitata dell’altra uva e cospargete un po’ di zucchero. Indicativamente per 500g di pasta lievitata ci vuole 2-3kg d’uva.
Forno statico a 180°C per ca. un’ora. Lasciate raffreddare tagliate a pezzi e servite. Buonissima anche il giorno dopo.

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Decisamente sublime succosa e non troppo dolce, l’ideale!

Questa ricetta o meglio questo articolo partecipa più come spunto al contest il buongiorno si vede dal mattinoimage

Per completezza ecco qui la ricetta 😉 di come la farei io

Ingredienti:

500 g di farina di farro
400 ml di acqua tiepida
1 cucchiaio di olio
1 cucchiaino di sale
½ cucchiaino di malto di riso
2 gr di lievito di birra fresco

2-3 kg uva nera da vino togliendo i vinaccioli (in questo caso era moscato rosso)
50 g zucchero di canna (ma anche meno, se l’uva è bella dolce)

Preparazione:

Sciolgo il lievito in un po’ d’acqua assieme al malto di riso per attivarlo. Dopo una ventina di minuti aggiungo la farina e dell’altra acqua finché si crea un impasto abbastanza liscio. Man mano aggiungo il resto dell’acqua continuando a lavorare l’impasto finché riesce ad assorbire il liquido. Aggiungo il sale e l’olio e continuo a lavorare l’impasto. Metto tutto in una ciotola oleata, che copro e lascio lievitare per almeno 2 ore. Passato il tempo inizio a fare le pieghe. Poi ripongo di nuovo nella ciotola coprendola e la metto in frigorifero. Qui dimentico l’impasto per 24 o persino 48 ore. Una volta tolto l’impasto dal frigorifero lo lascio alcune ore a temperatura ambiente, faccio alcune pieghe e lascio lievitare un altro po’. Intanto posso togliere i vinaccioli (i semini degli acini) tagliando ogni acino a metà. A questo punto torno all’impasto che sarà lievitato ulteriormente e taglio la pasta in due parti e ne stendo una sulla teglia oliata oppure ricoperta di carta forno aiutandomi con le mani bagnate e unte. Farcisco con uno strato di uva, aggiungo l’altro strato di pasta lievitata e ricopro il tutto con l’uva rimasta. Spolvero il tutto con lo zucchero di canna. A questo punto si potrebbe lasciare lievitare ancora un’ora per rendere la focaccia più alta e soffice, ma preferisco in questo caso infornarla subito a 180°C (statico) per ca. 50-60 minuti. Lasciate raffreddare e poi non vi resta che gustarvela.