testimonianze alimurgiche

Tradizioni alimurgiche in Toscana

tradizioni alimurgiche in Toscana

È da un po’ che ho in mente di recensire questo libro. Quando l’ho preso ero piena di aspettative, disilluse appena ricevuto e solo in un secondo momento ho apprezzato questo libro assai interessante.

Come sapete amo le erbe spontanee o coltivate poco importa, mi piacciono in ogni caso. Quando ho visto il titolo ho pensato che mi potesse interessare, perciò decido che sarà mio. Spero di trovare erbe edibili di campagna trovabili alle nostre latitudini che però non conosco così bene. Sperando in foto e trucchi per riconoscerle senza ombra di dubbio. Ed ecco la prima delusione: trovo sì una lista di erbe edibili, certo con una buona descrizione morfologica e ambiente di crescita, nome scientifico, famiglia di appartenenza, vari nomi popolari e un disegno a tratto in bianco e nero, ma nessuna fotoooooo!!

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Parlando di alimurgia mi immagino una serie di ricette anche semplici con queste erbe… illusa per la seconda volta! Qualche piatto viene descritto ovvero “la zuppa” e le sue innumerevoli varianti:

  • La “Cucina”
    La “Cucina” Carrarese
    Il Burbuglione o Burbugnon di Massa
    Zuppa della Lunigiana
    Zuppa Zerasca
    Zuppa alla Borragine
    Zuppa agli “Erbi di Campo”
    Zuppa Toscana
    Zuppa di Farro
    Zuppa di Magri Lucchese
    Zuppa Capannorese alle “Erbette di Campo”
    “La Minestrella” di Gallicano
    Zuppa Matta di Piegaio in Val Pedogna
    Zuppa degli “Erbucci” alla Versiliese
    Zuppa Camaiorese di “Erbi”
    Zuppa della “Maria”
    Zuppa Frantoiana Aretina
    Zuppa Casentinese
    Zuppa Vegetale
    Zuppa alla Pisana
    Zuppa Volterrana, Zuppa di Rombice e Minestra di Strigoli
    La Ribollita Fiorentina
    Zuppa alla Fiorentina
    Zuppa dell’Impruneta al radicchio
    Zuppa alla malva
    L’Acqua Cotta
    Zuppa di castagne
    Zuppa di piscialletto

D’accordo gli ingredienti vengono elencati, ma… mancano quantità e procedimento. Così questo libro per diverso tempo l’ho richiuso senza dargli possibilità. Poi un giorno decisi di riprenderlo fra le mani e durante qualche viaggio in treno mi sono appassionata.

Si tratta di una raccolta/testimonianza sulla sapienza antica sulle piante e sui loro molteplici usi, tramandata da una generazione all’altra all’interno delle famiglie e oggi a rischio di estinzione. Viene presa in considerazione solo la zuppa in Toscana documentando la ricerca delle piante spontanee che si possono liberamente raccogliere nei campi e nei prati per rendere di volta in volta il piatto più saporito, meglio riuscito e più a buon mercato, ma anche prezioso per la prevenzione e cura di patologie. Non va dimenticato che si tratta di un testo sull’alimurgia.

L’alimurgia è quella scienza, afferente alla botanica applicata, che studia la flora spontanea utilizzata a scopo alimentare. Questo termine deriva dalla combinazione dei vocaboli latini alimenta ed urgentia. Fu proposto dal medico e naturalista toscano Giovanni Targioni Tozzetti alla fine del XVIII secolo, periodo in cui, per diverse vicissitudini, le popolazioni erano con facilità soggette a carenze alimentari. Nella sua opera Alimurgia o sia modo di rendere meno gravi le carestie proposto per il sollievo dei popoli, l’autore avrebbe trattato le possibili soluzioni da adottare in caso di urgenza alimentare; il conoscere e riconoscere le specie selvatiche eduli risultava essere estremamente importante, poiché un mezzo utile per arricchire il desco quotidiano. … L’impiego delle piante selvatiche nell’alimentazione è stato dunque adombrato dall’abituale uso di quelle domesticate dall’agricoltura, che da un punto di vista quantitativo e qualitativo soddisfano appieno le richieste dell’odierno consumatore, ma che indubbiamente lo fanno rinunciare alla peculiarità di certi antichi piatti tradizionali.” (Tratto dall’introduzione del libro stesso)

Sono rimasta affascinata di quante varianti ci possano essere e quante piante si possono tuttora trovare nei campi. Così sono passata dalla delusione all’apprezzamento di questo libro.

Questa presentazione aderisce all’iniziativa di passato tra le mani per il giovedì del libro di cucina.

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6 pensieri su “testimonianze alimurgiche

  1. Alex

    Già grazie, Monica, perché non conoscevo la parola “alimurgia” 😉 Condividiamo la stessa passione per le piante e per questo tipo di libro. Comunque, consiglierei di non accontentarsi di un disegno e di scattare le piante sconosciute che incontriamo nei prati e nelle foreste e di fare una ricerca internet perché le piante possono essere tossiche, non si tratterebbe di cucinare una zuppa fatta con qualche aconito!

    Buona giornata,

    Alex

  2. Una monografia sulle zuppe alimurgiche in Toscana… a volte le cose più semplici suonano un po’ sinistre! ;-D Complimenti per non aver ceduto alla prima impressione, e per averne “colto” il lato positivo, “servendolo” a noi “digiuni” con questo post!

  3. Grazie per la recensione, come te amo le erbe selvatiche, mi piace scoprire nuovi sapori e sopratutto imparare nuove nozioni. Annalisa mi ha insegnato molto ma ho sempre il timore di raccogliere qualche erba sbagliata e dannosa. Fortunatamente in questo periodo al gas sono riuscita a trovare erbe sconosciute, l’ultimo acquisto il Farinaccio di campo, e così sono riuscita a colmare qualche lacuna.
    Hai fatto benissimo dare una seconda possibilità al libro, è capitato anche a me…. e molto dipende da noi, dalle nostre aspettative e dal nostro stato d’animo.

    1. Cara Feli, Annalisa ne conosce tantissime e me la immagino sempre nei campi a selezionare cosa raccogliere per creare poi dei magnifici manicaretti.
      Sono contenta anch’io di aver dato una seconda possibilità al libro, ne è valsa la pena. Tutto e tutti debbono poter avere la possibilità di una ‘seconda/terza/quarta ecc. occasione’.

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