Cantare con i “piedi”

Stasera do un concerto a Pelosa presso l’Agriturismo “Il Pellegrino” (posto ideale per fare un po’ di vacanza, andateci!) e domani canto durante la messa dedicata al Santo Patrono del paese. Sono molto contenta, perché a me piace cantare ed è da un po’ di tempo che non lo facevo più. L’opportunità me l’ha fornita mio fratello invitandomi per quest’occasione. Ho coinvolto anche Alessandra, l’arpista con la quale collaboro e via a rispolverare repertorio da tempo messo da parte. Come in qualsiasi altra occasione non mi va di fare brutte figure e perciò mi sono rimessa a sperimentare in prima persona di nuovo con il suono. In genere mi piace insegnare , ascoltare e stimolare il sistema e le reazioni dei miei allievi e per questa volta mi sono messa a interpretare i due ruoli: l’insegnante (o meglio la guida) e l’allieva. Certo l’effetto sorpresa così importante per evitare che il raziocinio inizi a intromettersi e manipoli la funzionalità del suono diminuisce in questo caso, ma ho cercato di prendermi alla sprovvista o meglio a seguire quello che il suono stesso mi indicava.

Ho iniziato emettendo dei suoni per capire come stesse la mia voce oggi e di cosa avesse bisogno. Sono bastate poche note e il pensiero è andato subito ai piedi. “Accidenti” mi sono detta, “dovrò cantare in piedi tutto il tempo”. A me capita che i muscoli delle gambe si contraggano e alla fine i piedi mi dolgono tantissimo. Meglio evitare tutta questa tensione che si ripercuoterebbe sul suono e addio bella figura. Cosa fare? Semplice ho sperimentato con questo tema e il risultato è stato più che discreto. Mi stupisco ogni volta dell’intelligenza del mio sistema, di come reagisce e come alla fine dopo una riorganizzazione scelga la via più funzionale. Certo che Dio ci ha creato in maniera fantastica, devo ricordarmi di trattare bene il mio corpo, perché è l’unico che ho a disposizione e deve durare ancora a lungo. In ogni caso adesso sono pronta ad affrontare anche ore ed ore di concerto in piedi.

Stavo per dimenticarmene, ecco qui alcune delle domande che ho posto al suono e al mio sistema:

Da in piedi ho giocato un po’ con il peso spostandolo in avanti e indietro ascoltando come il mio suono reagiva. Poi mi sono seduta e ho sperimentato con un piede solo appoggiato su un rullo. Ho dato attenzione al tipo di contatto che si stava creando tra il piede e il rullo. Insomma se il piede premeva, se era solo appoggiato o se c’era la tendenza a staccarsi. Se il piede voleva o poteva sprofondare, perciò divenire parte integrante del rullo o se il rullo entrava dentro al piede. Se erano due elementi differenti o se si potevano fondere uno con l’altro. Ho provato queste e altre versioni, ovviamente con il suono che mi indicava cosa fosse più funzionale. Poi ho fatto cambio del piede perché potesse fare esperienza analoga.

Mi sono dedicata di nuovo a un piede solo e l’ho fatto scivolare sul rullo avanti e indietro. Mi sono chiesta dove mettessi maggiormente l’attenzione, se quando il piede scivolava in avanti o quando scivolava indietro. Inizialmente ho permesso che il piede scegliesse il senso che preferiva e dopo avergli dato il contentino ho chiesto di dare attenzione anche all’altra direzione. Poi che si bilanciassero, in maniera che tutte e due le direzioni ricevessero ugual importanza. Anche qui ho fatto fare l’esperienza all’altro piede e mi sorprendo sempre di scoprire che i due piedi sono differenti.

Come ultima cosa mi sono dedicata alla pianta del piede a contatto con il pavimento e chiesto che si comportasse come una medusa imitando l’effetto ventosa. Così il piede può cibarsi del suono preso dal pavimento e ho ascoltato fino a dove riuscivo a seguire il suono all’interno della gamba. Sono seguite altre domande e molte reazioni diverse, finché mi sono accorta che la concentrazione era troppo alta essendo diventata tensione. Così ho chiesto al mio sistema di arrangiarsi e di trarre le conclusioni da tutta questa sperimentazione. Mi sono rimessa in piedi e come all’inizio ho emesso qualche suono senza dare attenzioni specifiche. Sorpresa!!! Il suono era più ricco, più vibrante, molto potente e per mia fortuna senza fare il minimo sforzo, anzi mi sentivo leggera.

Provate anche voi non è difficile. Se invece volete essere guidati e/o vi ho incuriosito, venite a fare una lezione e vi stupirete dei risultati.

Per il momento però, mi auguro un buon concerto, che mi renda felice e possa dare gioia a chi ascolterà!

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2 pensieri su “Cantare con i “piedi”

  1. Silvana

    Ciao Kappa, a causa del lavoro troppo stressante ho avuto ultimamente molto reflusso e purtroppo questo mi ha causato infiammazione alla gola. Avevo infatti provato a cantare ma il risultato è stato pessimo. Ero molto preoccupata. Ho provato a fare i tuoi esercizi anche se ammetto che mi veniva un po’ da ridere ad intonare l’Alleluja rotolando il mattarello della pasta sotto il piede (non avevo null’altro di rotondo in casa lunedi sera e le bottiglie di plastica non sono così resistenti). Alla fine dell’esercizio però la voce era molto migliorata. Poi martedi sera ho fatto le prove del coro in chiesa e il risultato è stato soddisfacente. Grazie mille. Un bacio. Silvana.

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